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La Doratura a Guazzo

La doratura a guazzo è una delle varie tecniche di doratura con metalli preziosi, tra tutte, forse la più affascinante; con questa lavorazione è possibile brunire la foglia con la pietra d’agata, in modo da ottenere una superficie lucida e brillante, a specchio. Si utilizza la foglia oro o la foglia argento libera, ma alcuni maestri doratori hanno sviluppato tecniche anche con la foglia a decalco.

La Doratura a Guazzo

Questa tecnica antica si applica ancora oggi a fondi in legno come per esempio cornici, mobili o icone, oggetti che siano in grado di sostenere un buono strato di fondo gesso. Ampiamente utilizzata nel restauro di dorature antiche e nell’iconografia religiosa, in cui spesso viene preferita una foglia oro dallo spessore più elevato.

Consiglio a chi si accinge a questo tipo di lavorazione di dimenticarsi la fretta, usare solo materiali di ottima qualità e, cosa molto importante, maturare prima una discreta esperienza con la doratura a missione per imparare la movimentazione della foglia d’oro. La doratura a guazzo è un’arte e in quanto tale non sottostà a regole precise, è piuttosto il frutto di uno studio continuo che ogni doratore compie lavorando e sperimentando in bottega. Ogni doratore ha le proprie tecniche, le proprie ricette, i propri tempi e ambiente di lavoro.

Questo non è un prontuario di regole, ma una serie di appunti sui passaggi fondamentali per potersi approcciare alla doratura a guazzo, utile per chi si affaccia a questo mondo attraverso Dorarte: i materiali descritti e a cui si fa riferimento sono quelli da noi trattati sul nostro e-commerce.

I Materiali per la Doratura a Guazzo
  • Oro o Argento preziosi in foglia libera
  • Bolo armeno naturale in pasta, in coni o pronto uso
  • Colla di coniglio o Colla di pesce
  • Gesso di Bologna, eventualmente bianco di Meudon
  • Raschietti per gesso se la superficie è lavorata
  • Carta abrasiva per legno e lana acciaio 4/0
  • Pennellessa piatta in vaio
  • Bombasino in vaio
  • Pennello da ritocco
  • Brunitoio in pietra d’agata
  • Cuscino da doratura
  • Coltello da doratura
  • Cotone doratori o pennello a battere morbido
La Preparazione del fondo

Dedichiamo a questa sezione una particolare attenzione, perché da questa dipenderà in gran parte il risultato della doratura. Verificare che la superficie da dorare sia molto ben levigata e, in caso contrario, procedere alla perfetta levigatura con carta abrasiva di grana prima grossa, poi di volta in volta sempre più fine. Da ultimo è possibile passare la lana d’acciaio 0000.

Una volta ottenuta la perfetta levigatura della superficie, asportate la polvere e le impurità formatesi con un pennello oppure con l’aspirapolvere. Ora servirà preparare la colletta, una soluzione di colla colla di coniglio; molte scuole utilizzano invece la colla di pesce, più leggera della colla di coniglio.

Preparazione della colletta

Porre a bagno i grani di colla di pelle di coniglio in acqua in rapporto da 1/12 a 1/14 cioè 10 grammi di colla in 120 / 140 grammi di acqua. Attendere che la colla si sia completamente gonfiata.

Di norma si lascia riposare una notte. Sciogliere la colla a bagnomaria nel seguente modo: far scaldare l’acqua a fuoco alto, quando è ben calda diminuire la fiamma e mettere la pentola a bagnomaria; mentre la colla si scioglie non mescolare e far molta attenzione che non bolla. Quando la colla è tutta sciolta, la si deve colare per liberarla da eventuali impurità attraverso un retino molto fitto oppure una calza di nylon. Con questa soluzione impregnare la superficie da dorare, questa operazione servirà per tappare i pori, in caso di superficie porosa, prima dell’ammanitura.

Dopo questa operazione è necessario preparare il gesso.

Ammanitura

Per la preparazione dell ‘ammanitura si utilizza il Gesso di Bologna, ovvero solfato di calcio bidrato , in alcuni casi è possibile creare miscele con altre cariche per rendere più o meno morbido il fondo, in particolare in molte ricette di iconografia la gessatura della tavola viene preparata utilizzando una mescola di Gesso di Bologna e Bianco di Meudon. Setacciare il gesso per renderlo più soffice e liberarlo da eventuali impurità. Versare, senza mescolare, il gesso nella soluzione di colla di coniglio ben calda, fino a saturazione, cioè quando il gesso inizierà ad affiorare.

Ora è possibile mescolare la soluzione: l’ammanitura è pronta. Attendere che il gesso così preparato si intiepidisca per evitare che durante la stesura si verifichino affioramenti di colla. È comunque importante che, una volta tiepido, la temperatura venga mantenuta il più costante possibile. Stendere diverse mani di ammanitura ed attendere, tra una mano e l’altra, che il gesso asciughi al punto giusto (verificare che la superficie ricoperta perda la lucentezza e diventi opaca). Possono essere necessarie varie mani per un buon fondo: da minimo 3 fino anche a una decina (un’indicazione di massima prevede uno spessore di circa 2/3 mm di gesso).

Tra una mano e l’altra è consigliabile carteggiare con carta abrasiva adatta ai fondi gesso, con grana via sempre più fine. Dopo aver applicato l’ultima mano di gesso attendere che il tutto sia completamente asciutto, circa 12 /24 ore, ma dipende da umidità e temperatura, e levigare alla perfezione. La superficie deve risultare più omogenea e liscia possibile, senza imperfezioni, che altrimenti risalterebbero con la doratura. Sulle parti più lavorate, spesso si rende necessario provvedere ravvivare angoli ed intagli con gli appositi raschietti per gesso. Pulire accuratamente ed aspirare tutta la polvere di gesso creatasi con la levigatura.

L’appretto di bolo.

Nella doratura a guazzo la foglia oro viene fatta aderire alla superficie facendo rinvenire un particolare fondo chiamato bolo, una particolare argilla rossa che un tempo arrivava dall’Oriente, per questo viene chiamato anche Bolo Armeno. Il bolo è il fondo colorato morbido che permette la brunitura finale, una volta steso, la superficie deve avere una consistenza liscia, uniforme e morbida.

Il colore serve a dare diversi effetti alla foglia di metallo. Classicamente il bolo utilizzato come fondo per la foglia oro è il rosso, come da tradizione, ma anche il giallo. Per la foglia argento si preferisce il nero, perché crea contrasto e una maggiore luce riflessa, ma viene usato anche il rosso, come nell’antichità.

Preparazione del bolo

A seconda del bolo utilizzato, si adottano diversi procedimenti. Se si parte dal bolo in coni si consiglia di macinare con un pestello e lasciare a bagno a lungo in acqua per reidratare e in seguito filtrare con maglie fini. Il bolo armeno in pasta presenta il vantaggio di evitare il lavoro di macinatura, idratazione e filtraggio. Quindi procedere immediatamente a sciogliere il bolo armeno a caldo nella colletta di pelle di coniglio in rapporto circa di 1 parte di bolo e 3 parti di colla di coniglio. Si consiglia il bagnomaria, senza far bollire la colla.

Molti doratori in questo caso usano diluire la colla di coniglio per renderla più leggera, altri preferiscono usare la colla di pesce. È comunque una questione di esperienza e preferenza personale. Il bolo pronto invece è ancora più veloce, contiene già colla di coniglio per cui si può passare direttamente alla fase di riscaldamento a bagno-maria. Versare un po’ di bolo pronto nel contenitore da scaldare e aggiungere poca acqua per fluidificare il composto, scaldare e a occhio aggiungere acqua fino alla consistenza desiderata.

Si consiglia di usare solo la quantità di bolo necessaria prima del riscaldamento e conservare il rimanente in luogo fresco, come un frigorifero per evitare muffe o fermentazioni causate dall’ammaloramento della colla di coniglio. Per questo è sempre bene controllare il bolo conservato per lungo tempo prima dell’utilizzo. In generale il bolo pronto ha una durata di qualche mese, se conservato correttamente.

È consigliabile filtrare il bolo per eliminare qualsiasi impurità. La consistenza finale della soluzione deve risultare fluida, simile a quella del latte o leggermente più densa.

Preparazione del bolo

A seconda del bolo utilizzato, si adottano diversi procedimenti. Se si parte dal bolo in coni si consiglia di macinare con un pestello e lasciare a bagno a lungo in acqua per reidratare e in seguito filtrare con maglie fini. Il bolo armeno in pasta presenta il vantaggio di evitare il lavoro di macinatura, idratazione e filtraggio. Quindi procedere immediatamente a sciogliere il bolo armeno a caldo nella colletta di pelle di coniglio in rapporto circa di 1 parte di bolo e 3 parti di colla di coniglio. Si consiglia il bagnomaria, senza far bollire la colla. Molti doratori in questo caso usano diluire la colla di coniglio per renderla più leggera, altri preferiscono usare la colla di pesce.

È comunque una questione di esperienza e preferenza personale. Il bolo pronto invece è ancora più veloce, contiene già colla di coniglio per cui si può passare direttamente alla fase di riscaldamento a bagno-maria. Versare un po’ di bolo pronto nel contenitore da scaldare e aggiungere poca acqua per fluidificare il composto, scaldare e a occhio aggiungere acqua fino alla consistenza desiderata.

Si consiglia di usare solo la quantità di bolo necessaria prima del riscaldamento e conservare il rimanente in luogo fresco, come un frigorifero per evitare muffe o fermentazioni causate dall’ammaloramento della colla di coniglio. Per questo è sempre bene controllare il bolo conservato per lungo tempo prima dell’utilizzo. In generale il bolo pronto ha una durata di qualche mese, se conservato correttamente. È consigliabile filtrare il bolo per eliminare qualsiasi impurità. La consistenza finale della soluzione deve risultare fluida, simile a quella del latte o leggermente più densa.

Stesura del bolo

Per qualsiasi tipo di bolo si sia utilizzato fondamentale è che sia steso a caldo. Mantenere il bolo tiepido e stenderlo utilizzando un pennello morbido, si consiglia un pennello bombasino in vaio, scoiattolo o martora, o anche sintetici, l’importante è che possa trattenere molta soluzione acquosa e non lasci righe durante la stesura.

Stendere almeno tre mani, avendo cura di procedere solo in un senso (non tornare indietro) e di non ripassare mai sullo stesso punto. Dare la mano successiva solo dopo che la precedente risulti completamente asciutta. In questa fase è sconsigliabile carteggiare, se si presenta qualche imperfezione si consiglia di utilizzare una lametta da barba ben affilata per grattare e pareggiare la superficie.

Applicazione della Foglia Oro

Preparazione della soluzione guazzo

Prima di tutto preparare una soluzione di acqua ed alcool etilico 4/1 (esempio in 100 ml di acqua mettere 25 ml di alcool etilico). Alcuni doratori utilizzano solo acqua, altri distillati tipo grappa o acquavite, altri ancora aggiungono una piccolissima parte di soluzione colla di coniglio usata per la preparazione del bolo.

Presa e movimentazione della foglia oro

Aprire il libretto di foglia Oro o il libretto di foglia Argento delicatamente facendo attenzione a non creare la minima corrente d’aria e non fare movimenti bruschi ed improvvisi, per evitare che la foglia si accartocci oppure si pieghi. Per spostare la foglia sul cuscino per doratura è possibile rovesciare direttamente il libretto aperto e far aderire la foglia al cuscino. Questa tecnica ha bisogno di una buona esperienza per non rovinare la foglia. Un’altra tecnica per spostare la foglia intera consiste nel posare il coltello da doratore sulla foglia a circa 2 cm dal bordo e soffiare leggermente in modo che la parte libera della foglia si ripieghi sulla lama del coltello.

Molto delicatamente spostate la foglia dal libretto al cuscino, la foglia deve essere ben stesa, in caso contrario soffiare con molta delicatezza fino a che non lo sia completamente, eventualmente aiutarsi con il coltello. Di seguito procedere con il coltello da doratore al taglio della foglia, con movimento netto e deciso, nella misura necessaria o desiderata; si tenga presente che, data la estrema leggerezza e finezza è molto difficile applicare la foglia intera senza rovinarla. Eventualmente si provi questa operazione una volta ottenuta una notevole esperienza. Solitamente si divide la foglia in 4, 6 o 9 quadrati con tagli netti e precisi lungo tutta la foglia.

Ricordarsi di non toccare mai la foglia con le mani.

Applicazione della foglia oro sul pezzo

Intingere un pennello bombasino nella “soluzione guazzo” e inumidire bene la superficie in cui andrà applicata la foglia. Si consiglia di non bagnare tutto l’oggetto, ma solo una piccola parte per volta. La foglia verrà attratta dalla superficie inumidita. Abbiate inoltre l’accortezza di iniziare la doratura dall’alto in modo che eventuali colature della soluzione non vadano a danneggiare parti già dorate. Eventualmente mettete uno spessore sotto il pezzo da dorare in modo da tenerlo inclinato. La pennellessa in vaio va elettrizzata elettrostaticamente per sollevare la foglia oro. Per questo prima di sollevare la foglia si dà una pennellata al dorso della mano o ai capelli.

Una tecnica utilizzata è quella di applicare alle mani una crema idratante prima di iniziare il lavoro, in modo da creare attrito quando si spennella con la pennellessa, attenzione comunque a non utilizzare grassi o oli. Appoggiate la pennellessa di piatto foglia oro tagliata, questa aderirà al pelo della pennellessa. Spostate la foglia oro ed adagiatela sulla superficie inumidita. Questa attrarrà la foglia fino a farla aderire completamente. Non muovere, né toccare la foglia fino a completa asciugatura. Si stia molto attenti a che le foglie d’oro vengano affiancate o leggermente sovrapposte di qualche millimetro le une sulle altre facendo in modo che non vi siano spazi vuoti. Coprire in questo modo tutto l’oggetto da dorare.

Solo a doratura asciutta è possibile passare sulla superficie dorata un batuffolo di cotone da doratori in modo da far ben aderire la foglia al fondo. Prestare attenzione a non graffiare la doratura, è possibile utilizzare un foglio di carta velina bianca, come quella dei libretti decalco, poggiarlo sulla parte dorata asciutta e passare il cotone. Oppure spennellare leggermente con una pennellessa in vaio o un pennello a battere morbido. Nel caso rimangano dei piccoli pezzi scoperti, provvedere al rattoppo solo a doratura terminata. In questo caso risulta utile un pennello da ritocco in martora o pelo morbido finissimo.

Ripetere le stesse operazioni effettuate in precedenza. Per aumentare lo spessore e coprire le imperfezioni molti doratori usano effettuare una doppia doratura.

Brunitura con pietra d’agata

È molto importante che l’oggetto sia ben asciutto prima della brunitura, per capire il momento giusto serve un po’ di esperienza. La brunitura serve a lucidare la superficie e far aderire perfettamente la foglia, ottenendo così una doratura lucida, luminosa, riflettente a specchio. Scegliere il brunitoio in pietra d’agata di forma adeguata al pezzo e scaldarlo strofinandolo su una stoffa. Sfregare sulla superficie con una leggera ma decisa pressione, aumentandola mano a mano che il lavoro procede fino ad ottenere una superficie lucida ed omogenea.

Protezione e finitura

L’oro fino, a differenza della foglia oro imitazione, non necessita dell’applicazione di una vernice protettiva per prevenire l’ossidazione. Molti doratori comunque decidono di proteggere la doratura a lavoro finito con un leggero strato di vernice. Spesso si utilizza una soluzione alcolica di gommalacca decerata, resina pregiata, prodotta in modo naturale, che dona una finitura lucida e brillante. Diverso è il caso della foglia argento fino che rischia di annerire con il tempo, per questo si consiglia di procedere con l’applicazione di una vernice di protezione.